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3 aprile 2006

New Energy, la cronaca del convegno

Fabrizio Manizza, componente dell’Esecutivo dei Verdi di Senigallia, ha scritto una fedele cronaca del convegno di qualche giorno fa sull’energia solare. L’articolo è stato pubblicato da Vivere Senigallia.

Link: Nuove energie a confronto.


Lo scopo dell’incontro era quello di soddisfare le necessità di chiarimenti attorno ad un tema, quello del risparmio energetico, di cui molto si parla in termini generali e per così dire “filosofici”, ma che raramente si affronta nei termini concreti delle azioni pratiche da intraprendere: il convegno senigalliese era invece proprio organizzato in funzione delle cose da fare, e lo dimostra la presenza di molti tecnici e periti di settore tra i relatori.

Prima di passare alla illustrazione degli aspetti pratici e realizzativi degli interventi finalizzati al risparmio energetico, gli assessori all’ambiente del Comune di Senigallia, Simone Ceresoni, e della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande, insieme al presidente di Legambiente Marche, Luigino Quarchioni, hanno illustrato il contesto generale nel quale si inseriscono tutte le politiche di risparmio energetico nella regione Marche.
La necessità di attuare queste politiche può essere data per scontata, è riconosciuta ormai da tutti: il chilowattora italiano è tra i più cari d’Europa, e sui giornali spesso si legge come in Italia il Protocollo di Kyoto sia pressoché lettera morta, il fotovoltaico poco curato, ecc.

In tutta Europa si fa molto di più in materia, e in proposito Ceresoni ha citato il caso esemplare della città di Barcellona nella quale è stata attuata una vasta diffusione in area cittadina di impianti a pannelli solari, per una superficie complessiva di 25.000 metri quadrati, impiantati su strutture alberghiere e case private ma non solo, anche su impianti sportivi e edifici pubblici di vario genere: questo piano di interventi ha portato ad un risparmio finale di circa un milione di euro e ad una riduzione delle emissioni nocive (anidride carbonica che genera effetto serra) pari alla quantità che può venire assorbita da un bosco di circa 500 ettari. Il protocollo di Kyoto, che fino a poco tempo fa era solo una carta di buone intenzioni, è ora entrato ufficialmente in vigore, dato che è stata superata la percentuale del 50 % dei paesi del mondo che l’hanno sottoscritto: sta ad ogni paese adesso trovare le forme concrete di attuazione in base alla propria situazione e alle proprie risorse.

Proprio in vista dell’attuazione del Protocollo di Kyoto, dopo una conferenza delle regioni, la Regione Marche ha deciso di dare vita ad un proprio piano in materia, denominato Piano Energetico e Ambientale Regionale (P.E.A.R.). Per felice coincidenza, tale piano è stato approvato lo stesso giorno in cui il Protocollo di Kyoto è entrato in vigore, il 16 febbraio 2005. Si tratta di un piano a respiro decennale quindi proiettato fino al 2015. Il PEAR intende coordinare un vasto sistema di azioni in diversi campi: verranno riviste le modalità di costruzione dei nuovi edifici in modo che siano coerenti con i criteri bio-climatici, che consentono un risparmio finale in termini energetici molto superiore al relativo aumento delle spese iniziali di costruzione; verrà incentivato lo sfruttamento delle biomasse, attraverso la creazione di una filiera agro-energetica per lo sfruttamento efficiente di questo tipo di risorse; verrà promosso l’uso del biodiesel; e infine verranno sostenute tutte le iniziative per l’impiego dell’energia eolica e solare. In particolare il PEAR esclude la costruzione nella nostra regione di nuove centrali turbogas: questo tipo di centrali ha ormai dimostrato un basso livello di efficienza in termini di produzione di energia, di poco superiore al 50 % rispetto all’energia sviluppata dalla combustione iniziale: inoltre, questo tipo di impianti altamente centralizzati necessitano di una particolare rete di distribuzione dell’energia prodotta, e nella distribuzione va persa un’altra quota di energia, per cui quello che resta alla fine è pari al 35-40 % non di più — si tratta dunque di spreco di energia più che di produzione della stessa.

Anche per quella parte di energia che può venire comunque prodotta tramite combustione, la politica più razionale seguita dal PEAR è quella della cogenerazione, che punta sulla eliminazione degli impianti termici centralizzati (detti anche termovalorizzatori) per far gestire la combustione direttamente in loco dai singoli impianti industriali che possono farlo: in tal modo una industria consumerebbe l’energia termica da essa stessa prodotta localmente, per le sue necessità di fornitura di acqua calda e vapore, senza necessità di distribuzione e quindi dispersione dell’energia. Proprio il decentramento delle attività di produzione di energia è uno dei criteri fondamentali che stanno alla base del PEAR: quanti più sono i soggetti che producono energia, meglio è.

Questo è un effetto di natura sociale che non è meno importante degli effetti ambientali ed economici: la produzione di energia oggi è una delle poste in gioco più importanti a livello globale, muove capitali enormi e in alcuni casi sta all’origine perfino di guerre. Far capire che non è solo il petrolio estratto in paesi lontani a poter soddisfare il nostro bisogno di energia, significa anche responsabilizzare un po’ tutti in materia: l’energia di cui abbiamo bisogno può provenire anche da tutta una serie di piccoli impianti di natura diversa, dislocati sul territorio regionale, ma soprattutto può provenire dall’azione di ciascuno di noi, dato che ciascuno di noi può dotarsi di un impianto solare e produrre in proprio una parte importante dell’energia che consuma, e non solo: con un impianto fotovoltaico, un singolo cittadino può diventare anche produttore di una quota di energia in eccesso che lui stesso non consuma ma può addirittura rivendere ad altri.

Un effetto equivalente a quello di produrre energia può poi essere ottenuto anche risparmiando energia sul piano dei consumi, e anche qui ciascuno di noi può fare la sua parte, a cominciare da una migliore coibentazione della propria casa, o anche solo usando lampadine a basso consumo invece di quelle a incandescenza: sono piccole azioni singolari, che però producono, per effetto cumulativo, conseguenze enormi quando diventano comportamenti diffusi, e lo stanno diventando sempre di più. Producono conseguenze di natura ambientale, dato che ridurremmo le emissioni nocive derivanti dalle fonti energetiche tradizionali, di natura economica, dato che ridurremmo la dipendenza dal petrolio che è sempre più caro (il prezzo del barile è aumentato del 600 % nell’ultimo decennio), e di natura sociale, dato che per l’utilizzo del sole e del vento non è necessario fare delle guerre.

Nella nostra regione le cose si stanno muovendo: questi temi legati al risparmio energetico e all’uso delle energie alternative e rinnovabili, che fino a qualche anno fa erano patrimonio esclusivo dei soli ambientalisti e di forze politiche come i Verdi, stanno sempre più diventando questioni di interesse generale. Sono oggi gli operatori economici ad interessarsi di risparmio energetico e del PEAR: non solo le piccole e medie imprese diffuse sul territorio, ma anche artigiani (la CNA) e agricoltori: la Coldiretti ha aperto un apposito ufficio per occuparsi del PEAR e gestire tutte le opportunità che offre. Proprio per le tante opportunità offerte dal Piano Regionale, ed i diversi campi nei quali può trovare attuazione, è stata istituita una Agenzia per il Risparmio Energetico (A.R.E.), che è il punto di riferimento per tutte le pratiche di attuazione del PEAR avviate dai singoli soggetti, cittadini o operatori economici: tale Agenzia, a gestione interamente pubblica, ha sede in Ancona, un suo Punto InformAmbiente a Falconara, e il seguente recapito telefonico per chi ha necessità di informazioni in dettaglio su singole questioni: ARE, tel. 071-2804358. Dato che sono previsti tutta una serie di incentivi e l’utilizzo di fonti di finanziamento europee per l’attuazione delle politiche di risparmio energetico, chi è interessato all’attuazione di un suo particolare progetto è consigliato di mettersi in contatto con l’ARE. Inoltre, a proposito del PEAR esiste un sito Internet che si può consultare:
www.autoritambientale.regione.marche.it .

Gli interventi dei relatori si sono poi concentrati sugli aspetti pratici in particolare dell’uso del solare termico (i pannelli solari tradizionali per la produzione di acqua calda), un po’ a scapito del fotovoltaico che è una tecnologia ancora di difficile gestione da parte dei privati. Egisto Canducci, amministratore delegato della società ROTEX Italia, ha illustrato con un grafico a torta i benefici del risparmio energetico: in una qualsiasi abitazione, un consumo energetico iniziale del 100 % può essere abbattuto quasi del 70 % attraverso una serie convergente di azioni: a cominciare da una migliore coibentazione dell’edificio, utilizzando poi una caldaia a condensazione dotata di maggiore efficienza rispetto a quelle tradizionali (ormai vietate in tutti i maggiori paesi europei), e infine abbinando la caldaia a un impianto solare termico. Va precisato che la produzione di acqua calda da parte dell’impianto solare non riguarda solo l’acqua calda usata nei sanitari ma anche quella usata dall’impianto di riscaldamento, producendo un risparmio sulle spese di quest’ultimo.

Riguardo ai temi del risparmio energetico esiste naturalmente un livello per così dire “altruistico” della questione, che è quello di pensare di lasciare un mondo più vivibile a quelli che verranno dopo di noi, figli e nipoti. Ma esiste anche un livello più “egoistico” della questione, se vogliamo, e cioè quello che è già subito conveniente, in termini economici, per ciascuno di noi attuare interventi di risparmio energetico. Un impianto solare termico è relativamente poco costoso e si ammortizza rapidamente, nel giro di un paio d’anni, dopo di che il risparmio che produce va tutto a vantaggio delle tasche del proprietario.

La tecnologia relativa agli impianti solari termici è molto migliorata negli ultimi anni (si tratta di una tecnologia che risale agli anni ‘80), sia in termini di efficienza, sia in termini di gestione dell’impatto di natura estetica nei confronti degli edifici su cui si effettua l’installazione: esistono infatti pannelli dei tipi più vari, compatibili coi più diversi tipi di rivestimento. Questo aspetto dell’impatto di natura estetica degli impianti solari ha particolare rilevanza ad esempio nei confronti dei centri storici, nei quali la conservazione dell’aspetto originale degli edifici è importante per l’immagine turistica della città.

Diverso e più complesso è il discorso sul fotovoltaico, che per ragioni di spazio può essere solo accennato. Mentre il solare termico funziona sulla base dell’irraggiamento termico delle radiazioni solari, il fotovoltaico funziona sulla base delle radiazioni luminose, la luce.

L’impianto è assai più costoso, e per questo necessita di finanziamenti pubblici e ha tempi di ammortamento molto superiori rispetto al solare termico, circa 10-12 anni.
L’aspetto interessante del fotovoltaico è che un impianto di questo tipo trasforma davvero il singolo cittadino in produttore di energia in proprio, dato che tale impianto è capace di produrre anche energia in eccesso rispetto alle necessità di consumo del proprietario: questi può quindi vendere l’energia da lui prodotta a un gestore, guadagnando sul proprio impianto.
Vanno però considerati attentamente tutti gli aspetti anche economici della questione: attualmente l’Enel si dice disposta ad acquistare il chilovattora prodotto via fotovoltaico ad un prezzo superiore rispetto al costo del chilovattora per gli utenti finali. Ma questo teoricamente crea un disavanzo che non si sa bene come verrà colmato: se, per ipotesi, l’Enel vende un chilovattora a 15 centesimi e lo acquista a 50 centesimi, non si sa bene dove verranno reperiti i 35 centesimi di disavanzo: forse dalle tasche dei contribuenti negli anni futuri… La cosa va quindi valutata attentamente. Altra cosa da chiarire sul fotovoltaico sta nelle modalità di finanziamento: sono circolate notizie relative ad una forma di finanziamento che comporta costo zero per il soggetto (cittadino o impresa) che voglia impiantare il fotovoltaico: nel senso che il prelievo della rata da pagare alla banca finanziante va fatto semplicemente sulla quota di energia risparmiata.

Esempio: se prima di impiantare il fotovoltaico un soggetto spendeva in energia 100 e dopo spende 60, coi 40 che avanzano paga il rateo alla banca e estingue il debito relativo al costo dell’impianto. Le cose però non sono così semplici: l’ente che gestisce il Contributo in Conto Energia (il GRTN) non paga l’energia prodotta dal possessore dell’impianto fotovoltaico con cadenza mensile, come accade invece per le rate dei mutui bancari, ma solo al raggiungimento di una data quota di energia prodotta, variabile in base alla potenza dell’impianto installato; inoltre l’impianto produce energia in modo variabile durante l’anno, in base all’alternanza delle stagioni e alla maggiore o minore esposizione alla luce solare. In breve, è vero che esiste una relazione “virtuosa” tra il valore dell’energia risparmiata e prodotta e il costo dell’impianto, ma questa relazione non è tale che l’impianto possa per così dire “pagarsi da solo”, senza alcun esborso da parte del proprietario.

Le questioni trattate negli interventi sono state molte altre, oltre a quelle già dette, ma per ragioni di spazio non è possibile ovviamente dare conto di tutte. Basta accennare brevemente agli interventi di Bruno Fiorelli, presidente della Federazione Marchigiana delle Banche di Credito Cooperativo, che ha parlato delle forme di finanziamento previste da tali istituti di credito per le iniziative di attuazione del PEAR, di Luciano Montesi, assessore provinciale al Turismo, che ha parlato delle iniziative che gli operatori turistici possono adottare in funzione di un turismo sostenibile e eco-compatibile, e dell’assessore all’Urbanistica del Comune di Senigallia, Francesco Stefanelli, che ha parlato dei progetti urbanistici per Senigallia attuati secondo le direttive ambientali ed energetiche del PEAR.

Chi desiderasse ulteriori chiarimenti in merito ai numerosi temi trattati nel convegno, è invitato a consultare il sito web della Autorità Ambientale Regionale più sopra indicato, oppure a mettersi in contatto con l’Agenzia per il Risparmio Energetico (A.R.E.). Altri punti di riferimento in merito sono ovviamente l’assessorato all’ambiente senigalliese, che si è impegnato a creare un tavolo permanente sull’energia solare, e il gruppo dei Verdi di Senigallia.

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