27 aprile 2008
I Verdi per un nuovo PRG
A seguire un intervento di Virginio Villani, componenete dell’esecutivo senigalliese dei Verdi, sull’esigenza di avere un nuovo Piano regolatore generale.
Tre sono le emergenze dell’urbanistica senigalliese. La prima è quella del centro storico, dove i la mancanza di un piano ha prodotto per decenni solo cattiva architettura; ma a questo si sta ovviando, si spera in tempi brevi. La seconda è rappresentata dallo stato delle mura cittadine, che attendono da sempre un piano di recupero che ne fermino il degrado; qui siamo ancora alla fase di proposta e sarà necessario impegnarsi con forza e convinzione. La terza e più importante è quella dell’espansione urbana, dove si è verificato in questi ultimi anni la diffusione di un’edificazione disorganica e disomogenea, spesso anche disordinata, attraverso il ricorso alla prassi delle varianti, dei piani di completamento o e dei piani particolareggiati, che hanno supplito spesso alla inadeguatezza del vecchio PRG. Gli esempi più evidenti sono quelli delle fasce edificate lungo la nazionale, fra la nazionale e la costa, lungo l’Arceviese e lungo la Corinaldese.
Per dirla con Cervellati “Il vecchio quanto vigente PRG era (ed è) del tutto obsoleto. Il territorio non lo si gestisce come se fosse un puzzle. Una sommatoria di tanti piani particolareggiati…. La struttura storica del territorio di Senigallia non si esaurisce nella città murata e in qualche zona ad essa tangente. Neppure si può limitare alla zona che racchiude la costa. La bellissima campagna delle colline senigalliese fa parte della storia e della cultura di questo territorio comunale. Ma è il concetto stesso di sviluppo che se lo si intende veramente sostenibile dev’essere pianificato, programmato”.
Il PRG vigente è quindi espressione di un modo superato di intendere l’urbanistica, giustificabile forse nell’immediato dopoguerra, quando la priorità era quella di costruire abitazioni senza badare molto alla qualità architettonica e della vita, inaccettabile ora che la città è divenuta un sistema complesso da governare unitariamente, mentre il territorio necessità di una tutela che lo protegga dalla pressione sempre più minacciosa dell’edificazione.
Gli effetti negativi dell’urbanistica del dopoguerra, passata e recente, sono sotto gli occhi di tutti. I quartieri sono sorti come corpi separati chiusi in se stessi attorno al vecchio centro storico, privi di raccordi viari di collegamento diretto, privi di propri luoghi di aggregazione e spesso anche di servizi: non dispongono di vere e proprie piazze che rendano possibili i rapporti sociali e favoriscano lo svolgimento della vita comunitaria; non hanno propri centri commerciali (ad eccezione delle Saline) e propri servizi, che ottimizzino i tempi della vita quotidiana ed evitino o limitino gli spostamenti. Gli unici luoghi di aggregazione sono costituiti dal verde pubblico, mentre i nuovi grandi centri commerciali sono posizionati all’esterno dei quartieri e comunque per le loro dimensioni sono soprattutto al servizio del territorio.
Se Senigallia non ha ancora una viabilità esterna di collegamento sulle lunghe distanze, la cosiddetta Circonvallazione, lo si deve appunto a questa vecchia e miope concezione dell’urbanistica, volta più a dare risposte immediate alla richiesta di abitazioni e a sostenere l’economia edilizia, che a progettare la città e le sue funzioni in modo lungimirante e unitario. Questo modo di edificare ha finito anche per generare conflitti fra cittadini e amministrazione pubblica, come quelli promossi in passato e anche di recente dai vari comitati di quartiere sul tracciato della circonvallazione, dal momento che, dopo aver progettato l’autostrada a ridosso della città, si è anche permesso fino a tempi recenti di edificare disordinatamente a ridosso del suo tracciato.
Ma anche i problemi del centro storico derivano in gran parte dalla mancata pianificazione della città come organismo unitario. Il ruolo e le funzioni della città storica sono infatti strettamente correlati al modo in cui sono state progettate e si continuano a progettare le nuove periferie. In altre parole il centro storico si congestiona o si svuota secondo le operazioni che si conducono nella periferia, che ne condizionano anche il mercato immobiliare. Dire che il suo progressivo svuotamento e l’alto costo attuale degli immobili sia il frutto di una regia preordinata è probabilmente eccessivo, ma certamente il modo in cui si è costruito al suo esterno ne ha condizionato fortemente l’involuzione.
Innanzitutto privilegiando l’espansione esterna si è favorito il suo abbandono da parte dei residenti e si è lasciata mano libera al carattere prevalentemente speculativo degli interventi attuali. Nel contempo i vuoti abitativi hanno permesso la concentrazione del terziario, degli uffici pubblici e professionali e del commercio, favorito anche dalla mancata progettazione di spazi per i servizi nei nuovi quartieri. Tutto questo ha avviato un circolo vizioso che ha fatto lievitare fortemente i prezzi, rendendo un privilegio per pochi l’accesso alla residenza nel centro storico.
Ma il modo in cui si è costruito al suo esterno ha anche inciso fortemente sul problema del traffico, che è l’aspetto più evidente del suo degrado. La mancata realizzazione di strade di scorrimento esterno ha finito per scaricare sulla sua viabilità una pressione che le vecchie strade non solo in grado di sopportare Si è lasciato poi edificare liberamente le fasce esterne per il loro alto valore immobiliare, sottraendo spazio a quei parcheggi, che avrebbero potuto costituire un filtro e una barriera all’accesso dei veicoli. La concentrazione infine del terziario e del commercio al suo interno, per la mancata progettazione di spazi idonei nei nuovi quartieri, ha favorito ulteriormente la congestione del traffico. Chi ha detto che per recarsi in banca, dal professionista, fare acquisti di abbigliamento o altro ci si debba recare sempre e solo nel centro storico ?
Il centro storico, come qualsiasi altro settore cittadino, deve vivere innanzitutto della residenza, cui potranno essere collegato tutti i servizi necessari, ma non può ridursi a centro commerciale di tutta la città con le conseguenze che conosciamo sul mercato immobiliare e sul traffico. E’ necessario quindi un riequilibrio di queste funzioni fra centro e periferia, riequilibrio che può essere attuato solo attraverso un PRG di nuova concezione, che ponga anche l’accento sul recupero dell’edificato preesistente, conservandolo e ristrutturandolo laddove presenti valori storico-urbanistici, riprogettandolo radicalmente dove questi valori non sussistono secondo criteri di razionalità e funzionalità. In particolare il principio dello sviluppo sostenibile e del risparmio del territorio debbono porre con forza l’accento sulla priorità del recupero del patrimonio edilizio fatiscente od obsoleto dei quartieri edificati fra fine ottocento e inizio novecento, su cui finora si è proceduto disordinatamente
Ma come si è detto la città non finisce con l’edificato, che oltretutto rischia di espandersi a macchia di leopardo, infiltrandosi nella campagna e creando conurbazioni disordinate che stringono in una morsa sempre più stretta il verde che borda la città. La cosiddetta “Variante Arceviese”, cui si è dovuti ricorrere per porre ordine e limite a questo fenomeno, è la dimostrazione più evidente della inadeguatezza del vecchio PRG e costituisce al contempo una soluzione cui non si deve più ricorrere.
Il paesaggio marchigiano, le strade bianche, le vecchie case poderali, i castelli e i borghi sono altrettanti elementi inscindibili della città, che vanno gestiti e tutelati come parte della città stessa. Di conseguenza il nuovo Piano Regolatore dovrà comprendere tutto il territorio, organizzando razionalmente edificazione residenziale, turistica e industriale, tutela e recupero dell’edificato storico, viabilità e servizi, corsi d’acqua e ambienti naturali da tutelare, flora e fauna comprese, in una visione complessiva, che abbia come priorità il risparmio delle risorse e del territorio e la tutela dei valori paesaggistici e storici, in altre parole dia concretezza e contenuto al concetto dello sviluppo sostenibile.