1 settembre 2008
Il caso Via Bari
Pubblichiamo l’intervento di Simone Ceresoni sul caso Via Bari.
VIA BARI: UN CASO PER RIFLETTERE E CONDIVIDERE UNA VISIONE STRATEGICA SUL VERDE PUBBLICO
Rispetto al dibattito pubblico sviluppatosi intorno all’intervento di riqualificazione di via Bari, che si è poi collegato a tematiche più generali quali la gestione e la progettazione delle aree verdi e dei viali in ambito comunale, preme portare all’attenzione alcune precisazioni e qualche considerazione.
Non esiste a Senigallia un problema di “disboscamento” dell’area urbana, se è vero, come è dimostrabile da un’osservazione attenta del territorio e dagli atti depositati presso l’Ufficio Ambiente – Sezione Giardini del Comune di Senigallia, (consultabili da chiunque), che dal 2005 sono oltre 2.300 gli alberi messi a dimora sul territorio comunale.
Quasi tutte le zone della nostra città sono state interessate da questa azione sistemica di piantumazione che ha toccato, solo per citare alcuni esempi, i giardini delle scuole dell’infanzia e primarie; la zona dell’ex piano regolatore; i lungomari di levante e ponente; il centro storico (viale Leopardi, piazza Simoncelli); i viali del lungofiume; i quartieri periferici e le frazioni ( come per esempio Cesanella, Ciarnin, Saline, la zona del Viale dei Pini, Bettolelle…); il parcheggio dell’area commerciale di via Abbagnano; il parcheggio del cimitero delle Grazie, la zona dell’ex discarica di Sant’Angelo e l’area di Bosco Mio su Strada della Saline.
Da poco più di tre anni, cioè da quando i Verdi hanno assunto l’onore di guidare l’azione amministrativa di gestione e progettazione del verde pubblico, si è partiti a spron battuto a piantumare alberi, sia per sostituire alberi secchi o abbattuti da straordinari eventi meteorologici, sia per realizzare nuove alberate, sia per sostituire alberi, che da controlli sistemici non risultavano più essere in uno stato di sicurezza per l’incolumità di persone e cose.
Gli alberi hanno un’importanza fondamentale per il valore ornamentale del paesaggio, per i benevoli effetti sulla qualità dell’aria e sul microclima e per l’azione di abbattimento dei gas con effetto serra, principali responsabili dei cambiamenti climatici, che stanno interessando il nostro pianeta.
Tuttavia nel momento in cui sono inseriti in un contesto urbano si pongono alcune questioni, che debbono essere trattate con attenzione e lungimiranza.
Per semplificare e farmi capire meglio, anche alla luce di molti interventi fatti da cittadini in ordine sparso sull’argomento, va detto che in un bosco gli alberi nascono, crescono, vivono e muoiono naturalmente. Dentro un contesto urbano non è così e non può essere così, per questo l’approccio al tema deve essere capace di affrontare tutte le questioni del caso, che di seguito cercherò di trattare.
La tipologia degli alberi che costituiscono un viale cittadino deve essere scelta, oltre che in coerenza con le condizioni climatiche e del terreno della zona, anche in riferimento allo spazio che gli stessi hanno per l’apparato radicale, il tronco e la chioma, che nel corso degli anni dovrà interagire con marciapiedi, strade, aree private, edifici, zone sosta…
La situazione che come Assessore all’Ambiente ho avuto in eredità sviluppata dal dopoguerra ad oggi non è del tutto positiva. In passato, forse per scarsa cultura dei tempi forse per cattiva programmazione, si sono messi a dimora “alberi sbagliati nei posti sbagliati”. E’ il caso della zona dell’ex piano regolatore e di via Bari nello specifico. I pini che sono collocati in tutta quella zona, che sono molto belli e che caratterizzano il paesaggio urbano del quartiere, non sono stati collocati in spazi idonei (e difficilmente oggi si può porre rimedio in un contesto di urbanizzazione rigida e già definito) e le radici, che per fisiologia di tale albero non sono profonde, ma superficiali, creano grossi danni rendendo nel corso del tempo impraticabili e pericolosi marciapiedi e strade per pedoni, anziani, disabili, biciclette, carrozzine.
Gli interventi di riqualificazione che hanno interessato le diverse vie di quel quartiere dal 2004 in avanti (via Marche, via Ancona, via Pescara, via la Marca, via l’Aquila) hanno avuto per oggetto il rifacimento del manto stradale e dei marciapiedi – seppur con tipologie progettuali diverse – e hanno visto il mantenimento delle essenze arboree (con solo alcuni abbattimenti circoscritti ad elementi che non garantivano più le condizioni di sicurezza rispetto alla stabilità a causa di fenomeni patologici o dell’apparato radicale sviluppatosi in modo non adeguato o danneggiato nel corso del tempo). A pochi anni da quegli interventi si sta tornando allo “stato ex – quo”. In particolare l’apparato radicale torna a riprendersi i suoi spazi, le zolle intorno all’impianto si alzano con conseguente nuovo dissesto di strade e marciapiedi. Via Pescara può essere vista come la punta dell’iceberg di questa situazione, ma segnali possono essere colti dall’osservatore attento anche nelle altre vie interessate e sopra citate. Insomma tra qualche tempo avremo bisogno di ri – progettare la ri – qualificazione delle vie di cui si sta discutendo.
Alla luce di ciò in via Bari si è scelto di intervenire progettando per intero la riqualificazione dell’asse viario e prevedendo la sostituzione dell’alberata presente fatta da un mix di pini (12) e di ligustri. L’opera di sostituzione si completerà – prima del termine dei lavori di riqualificazione, ormai improcrastinabili per le condizioni pietose di strada e marciapiede – con la messa a dimora di un doppio filare di alberi capace di ricostituire il viale già presente.
La prassi della sostituzione e della ricostituzione dei viali alberati in ambiente urbano è tecnica consolidata in tutte le città, che progettano e riqualificano i propri spazi pubblici. Esempi importanti non mancano, per citarne uno possiamo parlare della città di Rimini che nel 2003 ha progettato e attuato la sostituzione di tre alberate in altrettanti viali, riposizionando ex novo oltre 150 nuovi alberi.
La sfida del progetto di via Bari, e in generale per tutte le zone della città, è quella di far si che il “verde” sia al centro della progettazione per centrare gli obiettivi di mettere a dimora essenze arboree coerenti con il paesaggio urbano, in spazi ampi e adeguati all’accrescimento dell’albero e capaci di poter coesistere entro una zona residenziale costituita da strade, marciapiedi, edifici privati, aree sosta. Insomma la sfida è quella di avere a cuore l’ambiente e il paesaggio della città, affrontando i nodi che via via vengono al pettine con la lungimiranza e la strategia di chi vuole lasciare la città ai propri figli un pò meglio di come l’ha trovata.
Su via Bari dunque non è in atto un’operazione di “desertificazione”, ma un’opera di sostituzione e quindi di ricostituzione di un viale alberato a doppio filare entro un contesto di un quartiere residenziale, che oltre a ciò vedrà ricreate le condizioni di transitabilità e sicurezza pedonale dei marciapiedi, anche per carrozzine e diversamente abili, anziani e bambini oltrechè il tracciato sarà più sicuro anche per le biciclette. Un gruppo di lavoro tecnico è impegnato per scegliere il tipo di alberi da mettere a dimora e per raggiungere il miglior risultato possibile, anche in considerazione del fatto che si dovranno raggiungere nel modo più pieno il valore ornamentale e gli effetti sul microclima, che i pini avevano saputo sviluppare. Sicuramente nella definizione del progetto e nell’attuazione dello stesso sono mancate da parte dell’Amministrazione Comunale una comunicazione preventiva adeguata e una fase di partecipazione più ampia di quella che siamo stati capaci di mettere in campo.
A questo proposito da cogliere sono gli input costruttivi che arrivano dalle associazioni ambientaliste della città, Gruppo Società Ambiente e Italia Nostra nel particolare.
Il passato non ci ha consegnato un piano strategico capace di fotografare il presente e orientare le scelte del futuro in campo di progettazione e gestione del verde pubblico. Il passato ci ha lasciato il Piano Urbano del Verde redatto dall’agronomo Rita Rognoli: uno strumento valido, ma che è rimasto lettera morta perché mai reso vigente dalle precedenti amministrazioni ed oggi non più attuale.
E’ questo il vulnus amministrativo: la mancanza di un piano, che riconduca ad uno scenario unitario tutti gli interventi che nel corso del tempo si fanno su aree verdi e alberate.
Ma su questo le associazioni sanno bene che siamo alla vigilia dell’affidamento dell’incarico per la redazione del piano strutturale del verde della città di Senigallia. In questo senso abbiamo promosso nei mesi scorsi un concorso di idee, i cui risultati sono stati valutati dall’Amministrazione Comunale, sotto la supervisione del prof. Minelli dell’Università di Bologna – Facoltà di Agraria, (esperto nazionale in materia di verde pubblico) e alla presenza di un rappresentante delle Associazioni stesse. Gli elaborati prodotti dai diversi gruppi, che hanno partecipato al concorso di idee, saranno resi pubblici in una Mostra e in un Forum, che verranno organizzati nel mese di ottobre, ove si potrà ampiamente dibattere e discutere con tutti i portatori di interesse diffusi delle questioni qui trattate. Al futuro, come Verdi, vorremmo regalare un piano strutturale del verde condiviso e conosciuto, vigente ed efficace che faccia chiarezza sulle scelte e riporti il verde al centro della pianificazione territoriale e dei progetti di riqualificazione in coerenza con il contesto urbano entro il quale si opera.
Da ultimo alcune precisazioni su questioni che sono emerse dalle diverse prese di posizione pubblicate nei giorni scorsi. In riferimento al viale Matteotti e agli alberi ivi collocati va specificato che il Pyrus calleryana (pero da fiore) è albero che raggiunge una altezza di 13 – 15 metri circa (pari ad un edificio residenziale di oltre quattro piani) e ha forma piramidale, è molto utilizzato nelle città ove si progetta il rifacimento di nuovi viali alberati e che sono esempio nazionale in questo campo (Torino per citare un caso). Per le caratteristiche dell’apparato radicale e della chioma ben si colloca in ambienti urbanizzati senza arrecare danno nel corso del tempo a marciapiedi e strade ed è resistente all’inquinamento atmosferico, alla salsedine e ai periodi di siccità – estiva nel nostro caso -. Nel caso di quelli messi a dimora nella nostra città non è vero che gli stessi non stanno crescendo. Va conosciuto che dopo la piantumazione tutti gli alberi per i primi due anni hanno un periodo di “stasi fisiologica” rispetto alla crescita.
Trascorso tale tempo riprende la normale crescita. L’ufficio Ambiente, che tiene sotto controllo la gestione del verde pubblico, ha materiale fotografico, che per comparazione, dimostra che gli alberi sono in salute e stanno alzando chioma e fusto, come era prevedibile aspettarsi.
Infine pur riconoscendo che le proteste e le proposte alternative sono sempre legittime, voglio segnalare come sia contraddittoria la posizione di chi si arrabbia per la sostituzione degli alberi in via Bari e nello stesso momento accusa l’amministrazione comunale poiché in via Pescara, dopo pochi anni, le radici superficiali dei pini hanno di nuovo reso la strada impraticabile. Delle due l’una: “tertium non datur”.
Simone Ceresoni
Vicesindaco Comune di Senigallia
con delega all’Ambiente