Il buon governo della città | Home | Incontro pubblico sulla riforma della scuola pubblica a Senigallia

11 novembre 2008

UN’ALTRA SCUOLA È POSSIBILE:NO AL DISEGNO TREMONTI – GELMINI!

 

Nel giorno della manifestazione contro la leggi “…che sviliscono la scuola
pubblica…”, indetta dal Coordinamento Difesa Scuola Pubblica Senigallia, come Assessore comunale alla Pubblica Istruzione vorrei esprimere alcune riflessioni.


Siamo di fronte al serio pericolo di avere una scuola più essenziale, povera nei contenuti e nei modelli organizzativi, più “bacchettona” con i voti in condotta e “i suoi grembiulini”, forse più adeguata alle esigenze di mercato e di controllo sociale e a plasmare nuove generazioni di consumatori. Siamo di fronte al pericolo di avere una scuola sempre meno capace di veicolare il patrimonio di saperi e conoscenze, di educare al dialogo, di promuovere il pluralismo e di formare i buoni cittadini di domani, cioè uomini e donne capaci di orientarsi nella complessità e determinare le scelte più adeguate per sé e per gli altri.

Sono fortemente contrario alla riforma disegnata dai ministri Tremonti-Gelmini sulla organizzazione della scuola pubblica per un numero elevato di motivi. Le riforme, tutte (e forse ancora di più quelle che toccano beni di interesse pubblico di primo livello, come l’educazione e l’istruzione delle giovani generazioni), dovrebbero partire da una grande idea, un’intuizione – pedagogica in questo caso –, un incipit
culturale su cui plasmare poi un disegno di legge, una proposta. Le riforme dovrebbero essere capaci di aprire – prima – un dibattito e un confronto, che possa sfociare – poi – in un sistema normativo nuovo, di spessore e condiviso.


La procedura adottata dai ministri del governo Berlusconi sembra non partire da una grande idea iniziale, né gli strumenti attuativi – in corso di definizione – sembrano fino ad oggi essere in grado di formulare un quadro unitario di interventi chiaro e
di spessore per finalità, obiettivi e azioni. Usare i Decreti Legge (n. 112/2008 Tremonti e n.137/2008 Gelmini) – convertiti oggi in legge – come strumenti separati tra loro pone con forza la portata dell’accresciuta sconnessione normativa e caratterizza un approccio dirigista ed escludente, che cala dall’alto uno pseudo-progetto, ratificato successivamente dal Parlamento.

Nella fase ideativa non sono stati coinvolti i soggetti interessati e le parti sociali, azzerando di fatto in un colpo solo il paradigma della scuola come interesse e bene
di un’intera comunità, che attraverso essa forma, sostiene e accompagna le giovani generazioni, investendo per il futuro e sul futuro.


Nel merito poi la disciplina impostata dal ministro Tremonti ha un approccio economicista, che vede nell’efficacia ed efficienza dell’impiego delle risorse umane l’unica chiave di valutazione del sistema scolastico e che riduce la scuola a semplice strumento delle necessità del mercato, da riconoscere e validare solo in base alle possibili ricadute di carattere economico.

Manca la riforma. Manca l’incipit culturale e pedagogico. C’è solo una manovra finanziaria per ridurre la spesa.


In modo particolare con le misure adottate e vigenti – il maestro unico, la riduzione dell’orario e l’introduzione del voto in condotta in primis – nella scuola si riduce sensibilmente la possibilità di offrire un insegnamento di qualità, si mette in
discussione la formula del tempo pieno come offerta unitaria e strategica che viene invece degradata come un’azione volta semplicisticamente ad aggiungere un po’ di ore dove vengono richieste.

Si potranno creare disagi alle famiglie di lavoratori, che oggi contano sulle qualificate esperienze del tempo prolungato e del tempo pieno, presenti in modo capillare e sistemico su tutto il territorio nazionale. Si cancella, dopo oltre quindici anni, un modello organizzativo che faceva del pluralismo, dell’azione collegiale, del lavoro di gruppo dei docenti un punto di forza da agire e da proporre ai bambini e alle bambine come possibile strumento per sviluppare competenze e conoscenze del sé e degli altri. Si pensa che l’autorevolezza degli insegnanti possa essere accresciuta con la possibilità di quantificare in modo “numerico e secco” la condotta degli studenti.

Anche gli standard quantitativi e numerici (di istituti scolastici, plessi e classi), di cui si sta discutendo, possono minare la qualità della scuola: classi sovraffollate, minore
sostegno ai disabili, concentrazione dei plessi con una graduale “deterritorializzazione” della scuola.


Manifestare qui e oggi il proprio dissenso, come in tutta Italia, in modo democratico,
nonviolento e pluralista (garantendo diritto di espressione anche a chi la pensa in modo diverso), è dunque auspicabile per dissentire su questo metodo e questo disegno e per difendere la scuola pubblica da un attacco pericoloso.

Manifestare qui e oggi per auspicare che gli strumenti attuativi – in corso di elaborazione presso il Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca – delle leggi Tremonti-Gelmini cancellino tutta la portata negativa e gli effetti fino a qui
conosciuti.

 

Anche a Senigallia, ove il sistema educativo (messo in campo dagli istituti comprensivi di concerto con l’Ente comunale) è un’eccellenza per qualità dell’offerta formativa e per il livello dei servizi erogati a sostegno e supporto dell’azione di
insegnamento/apprendimento (trasporti scolastici, mense, piano dell’offerta formativa territoriale, sostegno agli alunni in difficoltà, integrazione dei bambine e dei ragazzi migranti, solo per fare alcuni esempi), nel breve periodo potremo trovarci di fronte alla riduzione della qualità della scuola, a una compressione dei servizi scolastici
fino ad ora offerti e a maggiori disagi per gli studenti e per le famiglie, che l’Ente locale non sarà in grado di alleviare completamente.

Nel medio-lungo periodo poi si potrebbe iniziare a perdere le scuole di alcune delle nostre frazioni, centro vitale di incontro, presidio territoriale di democrazia, integrazione e luogo di identità culturale dei piccoli centri abitati sparsi entro il
territorio comunale.

Oggi è in gioco la qualità della vita della comunità locale e nazionale. È bene che se ne parli, ci si confronti, anche partendo da posizione e idee diverse, per cercare di correggere in modo radicale gli effetti di leggi che mancano di lungimiranza e
attenzione, poiché guardano al passato e mancano di prospettiva.

 

Simone Ceresoni

Vicesindaco Comune di Senigallia

con delega alla Pubblica Istruzione

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