16 aprile 2009

VARIANTE ARCEVIESE, QUALCHE PRECISAZIONE

 

In seguito alle osservazioni della Provincia alla Variante Arceviese, accettate dall’Amministrazione Comunale, si è giunti alla cancellazione di due comparti edificatori, Vallone e Borgo Passera, e alla diminuzione di quello di Bettolelle.

La motivazione, individuata nell’insistenza di quei comparti in aree di tutela paesaggistica, se pur ineccepibile da un punto di vista strettamente tecnico, non si fa carico in nessun modo delle criticità esistenti sul nostro territorio. E’ stata comunque accolta.

Ciò, se da una parte porterà ad un minor impatto ambientale, dall’altra lascerà irrisolti alcuni problemi, determinati dalla cecità pianificatoria della precedenti amministrazioni: sviluppo disordinato delle frazioni e carenze infrastrutturali.

Porre rimedio a tali errori del passato è però doveroso e ha necessariamente dei costi, economici e purtroppo anche ambientali, e in quest’ottica i Verdi hanno appoggiato la Variante Arceviese fin dall’inizio. Anche se non era l’obiettivo fondamentale.

C’era, e fortunatamente non è stato messo in discussione, anche altro che qui vale la pena ricordare: quella arceviese è una variante che riduce fortemente gli indici di edificabilità nelle aree di completamento su tutto il territorio comunale; prevede la realizzazione di due parchi, quello fluviale e quello tematico della Cava di San Gaudenzio; individua nuove aree per l’ edilizia sociale e familiare (nelle frazioni comprano le famiglie vere, quelle che altrimenti sono costrette a cercare soluzioni più praticabili nei comuni limitrofi).

Vale la pena ricordare che la nostra Amministrazione è tra le poche in Italia ad aver ridotto gli indici edificatori su tutto il territorio. A tutto ciò i detrattori della Variante Arceviese hanno, a suo tempo, votato contro. Oggi volendosi accreditare presso l’opinione pubblica come ambientalisti, non ne parlano. Ancor meno parlano della necessità di dare risposte puntuali ai problemi delle frazioni.

A costoro, già in campagna elettorale, fa comodo ridurre la variante arceviese ad un unico aspetto, quello cementificatorio perché crea lo slogan. Non è corretto: semplificare equivale in questo caso a disinformare.

Ma tant’è, alla fine ognuno si assumerà la responsabilità delle proprie affermazioni. Bisognerà pur andare, prima o poi, a parlare con i cittadini del Vallone, di Borgo Passera e con i lavoratori della Coop Terre Verdi e spiegare loro perché non avranno una viabilità decente, parcheggi, aree verdi dignitose e, nel caso della cooperativa agricola, condizioni di lavoro garantite e una migliore qualità abitativa per i residenti. Tutto quanto previsto dalla variante originaria e infine cancellato.

A onor del vero bisogna anche dire che questo risultato, di cui l’opposizione vanta merito, è stato possibile, più che altro, grazie alla presa di posizione di alcuni consiglieri del Partito Democratico che hanno scoperto, dopo aver letto le osservazioni della Provincia, di aver cambiato idea sulla Variante Arceviese,opo cinque anni di dibattito e dopo averla votata.

Può succedere, nulla di strano, non fosse che accade troppo spesso ultimamente che, quando arriva una pratica “sensibile” in Consiglio, qualche consigliere democratico non si presenti o si defili al momento giusto, rendendosi irreperibile. Facendo mancare il numero legale si mette a dura prova il lavoro della maggioranza e anche la credibilità del Consiglio Comunale.

Che a farlo siano alcuni componenti del partito di maggioranza relativa che governa la città è un pessimo segnale. La sensazione è che certi “giochetti” appartengano ad una dinamica tutta interna al PD in vista della scelta dei prossimi candidati a sindaco. Lasciamo a loro valutare la lungimiranza di tali comportamenti.

C’è ancora tanto lavoro da fare, sarebbe un vero peccato perdersi in schermaglie.

Lungi dal voler sottovalutare le prese di posizione individuali, assolutamente legittime, vorremmo comunque osservare quanto ci sembri strana quest’improvvisa passione ambientalista in alcuni consiglieri comunali di lungo corso che, in anni non troppo lontani hanno votato di tutto, compresi gli atti che hanno prodotto quegli effetti ai quali oggi è doveroso rimediare.

 

Roberto Primavera

Verdi Senigallia

7 aprile 2009

Lo stato della Bonifica dall’amianto dell’area Sacelit-Italcementi

Cogliendo l’occasione data dall’avvio del procedimento relativo all’approvazione del piano attuativo che ha per oggetto l’area Sacelit-Italcementi, il Vice Sindaco e Assessore all’Ambiente del Comune di Senigallia, Simone Ceresoni, ha predisposto nei giorni scorsi una propria lettera contenente tutte le risposte ai quesiti sollevati durante l’ultimo incontro del Forum sull’amianto a proposito del procedimento di bonifica dell’area in oggetto.

Tale documento è stato poi inviato ai segretari di CGIL, CISL e UIL, al Presidente dell’ALA, al Gruppo Società e Ambiente, al responsabile del Gruppo Meetup Beppe Grillo e ad alcuni cittadini residenti nella zona e interessati alle relative problematiche. Durante le diverse fasi delle operazioni di bonifica sono stati finora asportati e stoccati in discarica specializzata (secondo le procedure previste dalla legge) quantitativi di materiale contenente amianto pari a circa 3.500.000 kg. Si stima al momento che rimangano da estrarre altri 700.000 kg, mentre sono stati già estratti e pronti per la procedura di smaltimento altri 800.000 kg. Entrando più specificatamente nel merito dei riscontri effettuati finora, è stata evidenziata la presenza di materiali contenenti amianto in diverse tipologie: amianto in miscela fangosa con sabbia e ghiaia, residui di lastre, frammenti e pezzami.

 

Le zone contaminate sono risultate in totale 10, otto delle quali con una dimensione di circa 50 mq ciascuna mentre due più grandi hanno una dimensione di circa 300 mq. Su queste aree si sta ultimando la bonifica, sotto il controllo di tecnici della Provincia di Ancona, dell’Asur, di Arpam e di ispettori incaricati dal Comune di Senigallia.

Lo smaltimento finale del materiale contaminato sta avvenendo nella discarica di Moie di Maiolati, accreditata a ricevere rifiuti pericolosi. Inoltre, è tuttora in corso il procedimento di bonifica delle due zone dove è stata riscontrata una contaminazione da idrocarburi pesanti e rame. Riguardo alla questione del rapporto tra destinazione urbanistica e procedimento di bonifica, questo è normato dall’allegato 3 del D.Lgs. 152/2006. Gli interventi – vi si dice – devono essere finalizzati a eliminare l’inquinamento delle matrici ambientali o a ricondurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti entro i valori di soglia stabiliti per la destinazione d’uso prevista; devono dunque essere adeguati a tale destinazione e attuati con tecnologie riferite alle specifiche caratteristiche dell’area. Al contempo molti, tra cui alcuni consiglieri comunali, hanno ricordato il disposto del comma 3 dell’art. 9 del D.P.R. 08/08/1994 (Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto) secondo cui “Al termine dell’intervento di bonifica viene verificato, dalle strutture di vigilanza e controllo, il grado di risanamento raggiunto dall’area, anche al fine di stabilire la destinazione d’uso”.

Le indicazioni contenute nei due disposti normativi non sono in realtà in contrapposizione, ma si completano: prima si stabilisce la destinazione d’uso dell’area (nella fattispecie definita dal Consiglio Comunale nel 1997) e in seguito si predispone il progetto di bonifica, che dovrà al termine essere certificato dalla Provincia. Per ciò che concerne i materiali inerti presenti nell’area sul sovrasuolo e che sono stati classificati come rifiuti, essi sono trasportati dalla ditta per essere macinati nell’impianto in località Montebianco, a Borgo Catena (procedimento di cui è responsabile la Provincia di Ancona), e si può affermare che non contengono amianto. Questo è confermato dai risultati dei test di cessione prescritti dall’Amministrazione Comunale alla ditta sul materiale macinato (che sono stati tra l’altro imposti con una periodicità ben superiore a quella annuale prevista per legge: solo dal 9 gennaio al 17 febbraio scorso ne sono stati effettuati ben 15, tutti risultati non soltanto al di sotto dei limiti previsti dalla legge, ma addirittura inferiori al limite di laboratorio di 0,001 mg/l).

Rispetto alle procedure di vendita degli appartamenti da parte della ditta La Fortezza, si comunica che si tratta in realtà di una promessa di vendita delle unità immobiliari durante le operazioni di bonifica in corso d’opera e prima dell’approvazione del piano attuativo urbanistico. Questo procedimento, seguito dalla ditta proprietaria dell’area, è legittimo e conforme alle norme vigenti nel nostro ordinamento, in quanto attiene a una sfera privatistica di scambio tra soggetti privati. Da ultimo, il Vice Sindaco Ceresoni ha escluso nel modo più assoluto che le operazioni di bonifica in corso siano state oggetto di finanziamenti derivanti da Enti pubblici