7 aprile 2009
Lo stato della Bonifica dall’amianto dell’area Sacelit-Italcementi
Cogliendo l’occasione data dall’avvio del procedimento relativo all’approvazione del piano attuativo che ha per oggetto l’area Sacelit-Italcementi, il Vice Sindaco e Assessore all’Ambiente del Comune di Senigallia, Simone Ceresoni, ha predisposto nei giorni scorsi una propria lettera contenente tutte le risposte ai quesiti sollevati durante l’ultimo incontro del Forum sull’amianto a proposito del procedimento di bonifica dell’area in oggetto.
Tale documento è stato poi inviato ai segretari di CGIL, CISL e UIL, al Presidente dell’ALA, al Gruppo Società e Ambiente, al responsabile del Gruppo Meetup Beppe Grillo e ad alcuni cittadini residenti nella zona e interessati alle relative problematiche. Durante le diverse fasi delle operazioni di bonifica sono stati finora asportati e stoccati in discarica specializzata (secondo le procedure previste dalla legge) quantitativi di materiale contenente amianto pari a circa 3.500.000 kg. Si stima al momento che rimangano da estrarre altri 700.000 kg, mentre sono stati già estratti e pronti per la procedura di smaltimento altri 800.000 kg. Entrando più specificatamente nel merito dei riscontri effettuati finora, è stata evidenziata la presenza di materiali contenenti amianto in diverse tipologie: amianto in miscela fangosa con sabbia e ghiaia, residui di lastre, frammenti e pezzami.
Le zone contaminate sono risultate in totale 10, otto delle quali con una dimensione di circa 50 mq ciascuna mentre due più grandi hanno una dimensione di circa 300 mq. Su queste aree si sta ultimando la bonifica, sotto il controllo di tecnici della Provincia di Ancona, dell’Asur, di Arpam e di ispettori incaricati dal Comune di Senigallia.
Lo smaltimento finale del materiale contaminato sta avvenendo nella discarica di Moie di Maiolati, accreditata a ricevere rifiuti pericolosi. Inoltre, è tuttora in corso il procedimento di bonifica delle due zone dove è stata riscontrata una contaminazione da idrocarburi pesanti e rame. Riguardo alla questione del rapporto tra destinazione urbanistica e procedimento di bonifica, questo è normato dall’allegato 3 del D.Lgs. 152/2006. Gli interventi – vi si dice – devono essere finalizzati a eliminare l’inquinamento delle matrici ambientali o a ricondurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti entro i valori di soglia stabiliti per la destinazione d’uso prevista; devono dunque essere adeguati a tale destinazione e attuati con tecnologie riferite alle specifiche caratteristiche dell’area. Al contempo molti, tra cui alcuni consiglieri comunali, hanno ricordato il disposto del comma 3 dell’art. 9 del D.P.R. 08/08/1994 (Atto di indirizzo e coordinamento alle regioni per l’adozione di piani di protezione, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica dell’ambiente, ai fini della difesa dai pericoli derivanti dall’amianto) secondo cui “Al termine dell’intervento di bonifica viene verificato, dalle strutture di vigilanza e controllo, il grado di risanamento raggiunto dall’area, anche al fine di stabilire la destinazione d’uso”.
Le indicazioni contenute nei due disposti normativi non sono in realtà in contrapposizione, ma si completano: prima si stabilisce la destinazione d’uso dell’area (nella fattispecie definita dal Consiglio Comunale nel 1997) e in seguito si predispone il progetto di bonifica, che dovrà al termine essere certificato dalla Provincia. Per ciò che concerne i materiali inerti presenti nell’area sul sovrasuolo e che sono stati classificati come rifiuti, essi sono trasportati dalla ditta per essere macinati nell’impianto in località Montebianco, a Borgo Catena (procedimento di cui è responsabile la Provincia di Ancona), e si può affermare che non contengono amianto. Questo è confermato dai risultati dei test di cessione prescritti dall’Amministrazione Comunale alla ditta sul materiale macinato (che sono stati tra l’altro imposti con una periodicità ben superiore a quella annuale prevista per legge: solo dal 9 gennaio al 17 febbraio scorso ne sono stati effettuati ben 15, tutti risultati non soltanto al di sotto dei limiti previsti dalla legge, ma addirittura inferiori al limite di laboratorio di 0,001 mg/l).
Rispetto alle procedure di vendita degli appartamenti da parte della ditta La Fortezza, si comunica che si tratta in realtà di una promessa di vendita delle unità immobiliari durante le operazioni di bonifica in corso d’opera e prima dell’approvazione del piano attuativo urbanistico. Questo procedimento, seguito dalla ditta proprietaria dell’area, è legittimo e conforme alle norme vigenti nel nostro ordinamento, in quanto attiene a una sfera privatistica di scambio tra soggetti privati. Da ultimo, il Vice Sindaco Ceresoni ha escluso nel modo più assoluto che le operazioni di bonifica in corso siano state oggetto di finanziamenti derivanti da Enti pubblici