19 marzo 2009

UNA PROPOSTA PER IL RECUPERO DELLE MURA STORICHE DI SENIGALLIA

Il gruppo Verdi di Senigallia hanno voluto portare alla discussione cittadina una proposta che vuol essere indirizzo per la redazione di un progetto di recupero delle mura storiche della città e delle sue aree circostanti, tale contributo è rivolto alle forze di maggioranza che governano la città, alle associazioni e a tutti quei cittadini sensibili a tali tematiche, questo documento è stato istruito attraverso un tavolo di lavoro con il gruppo Italia Nostra di Senigallia che ringraziamo per l’importante contributo.

 

LINEE GUIDA PER UN PROGETTO DI RECUPERO DELLA CINTA MURATA DI SENIGALLIA  PROPOSTO DALL’ASSOCIAZIONE DEI VERDI DI SENIGALLIA

FINALITA’

Lo scopo del progetto è quello di restituire visibilità e monumentalità alla cinta murata, ripristinando almeno in parte le altezze originarie e bordandole di un grande prato verde a fruizione pubblica. In questo modo, creando uno stacco netto fra la città cinque-settecentesca e la città contemporanea, si rende immediatamente percepibile l’identità e la forma della città murata e si propone contemporaneamente un’immagine nuova e più leggibile di tutta la città novecentesca.

Con la realizzazione di questo progetto viene migliorata radicalmente la scenografia urbana e con essa il godimento estetico che ne deriva e contestualmente si mette a disposizione dei cittadini un’ampia area verde, che dalla parte del fiume offre grandi possibilità progettuali.

Lo strumento costituirà fin da subito il quadro normativo in cui calare i prossimi interventi a ridosso delle mura e permetterà di evitare interventi edilizi o comunque modifiche degli spazi che possano compromettere il recupero e la riqualificazione integrale di tutto il comparto.

LINEE GUIDA

Il presupposto di partenza dell’operazione è la riprogettazione in modo unitario di tutta la fascia antistante delle mura, e anche retrostante dove ancora esiste, iniziando dalla Rocca fino al bastione della Penna, proseguendo lungo via Leopardi fino al ponte del Portone, costeggiando il fiume sul lato ovest fino a collegarsi con i tratti ancora recuperabili del quartiere del Porto, soprattutto lungo via A. Caro (compresa l’area del bastione) e presso Porta Lambertina. In altre parole tutto lo spazio non edificato prospiciente le mura va considerato in maniera unitaria e riprogettato nelle sue articolazioni, sede stradale, parcheggi e pista ciclo-pedonale, in funzione della valorizzazione delle mura.

Preliminarmente va definita la larghezza della fascia di rispetto delle mura da adibire a verde e a passeggiata, al netto della sede stradale, e va prevista la sua livellazione ad una quota minimale con l’eliminazione di ogni ingombro in alzato.

In secondo luogo all’interno di questo spazio va progettata la realizzazione di una trincea digradante verso le mura dell’ampiezza minima di 3 metri al fine di restituire quanto più possibile l’altezza originaria della scarpa. Sulla scarpa della trincea va posizionato il sistema di illuminazione delle mura.

In terzo luogo sul bordo esterno di questa fascia di rispetto verso la strada va progettato un percorso continuo ciclo- pedonale con il minimo elevato possibile.

Lo spazio da destinare a verde fra la strada e le mura deve risultare il più ampio possibile con priorità su tutte le altre funzioni, compresa la pista ciclo-pedonale.Va poi adibito a prato e arredato sobriamente, eliminando ogni camminamento in cemento, senza escludere qualche panchina e qualche elemento vegetale, ma sempre in modo da non ostacolare la veduta delle mura. L’idea è che possa essere fruito liberamente dai cittadini, anche per sdraiarsi e prendere il sole.

Al margine del percorso pedonale verso la strada va prevista una linea di vegetazione di esemplari ad alto fusto, con ampia chioma e alla distanza di quindici metri l’uno dall’altro in modo da garantire decoro e ombreggiatura e lasciare sempre libera la veduta delle mura. La specie più adatta per motivi storici, di funzionalità e di arredo sarebbe quella del pino marittimo, compatibilmente con le condizioni e la destinazione d’uso degli spazi. Certamente la loro collocazione non comporterebbe alcun problema sul lungomisa e attorno il bastione della Penna fino alla Rocca.

La sede stradale di via Leopardi può essere dimensionata anche diversamente, prevedendo un marciapiedi uguale e continuo sul lato delle abitazioni e la realizzazione di un parcheggio auto a spina di pesce sullo stesso lato, ma lasciando libero il lato verso le mura, dove dovranno essere eliminati anche i tabelloni per la pubblicità .

Perché il progetto possa realizzarsi in tutte le sue potenzialità e cambiare veramente il volto della città storica è necessario anche prevedere e disporre una serie di strumenti normativi diretti ad acquisire nei tempi opportuni le aree private e ad eliminare per quanto possibile i volumi di varia natura che coprono attualmente le mura.

Le aree private da acquisire sono la fascia degli orti lungo il bastione della Penna lato mare, gli spazi ancora liberi lungo le mura del Porto, compresa quelli interni verso via Rodi e sul bastione, e tutti gli altri spazi liberati dalle eventuali delocalizzazioni.

L’eliminazione dei volumi riguarda ovviamente quelli destinati ad attività artigianali e commerciali, comprendendovi i chioschi fra Largo Puccini e la curva della Penna, le costruzioni a varia destinazione d’uso sul lato del fiume Misa, alcuni capannoni a ridosso del bastione del Porto, il capannone che contiene un’officina di elettrauto di fronte alla Rocca e l’ampio edificio che ospita un centro commerciale, che dovrebbe essere almeno riportato alla dimensione originaria. Questi interventi possono essere resi possibili da un piano di delocalizzazione delle attività, da inserire già nel Piano del Centro Storico e da normare poi con apposito strumento.

TEMPI DI REALIZZAZIONE

Un progetto di questa portata, che prevede la trasformazione di uno dei settori più delicati dell’area urbana storica e tale da incidere fortemente su interessi consolidati pone ovviamente molti problemi e difficoltà e per essere attuato integralmente richiede che maturino via via le condizioni entro cui calare i singoli interventi, soprattutto quelli che si riferiscono alla delocalizzazione delle attività, che possono richiedere forse in qualche caso anche interventi di esproprio. Di conseguenza la prospettiva temporale finale non può che essere pluridecennale e il progetto si pone come punto di partenza e come quadro prospettico in cui incanalare risorse e idee per la costruzione di una nuova immagine di tutta la città, non solo di quella storica.

16 giugno 2008

Senigallia verso un nuovo Piano Regolatore

I Verdi organizzano venerdì 27 giugno una giornata di studio sulla città futura. Segue il programma della giornata, a partire dalle 16.30. Ti aspettiamo!

(continua…)

27 aprile 2008

I Verdi per un nuovo PRG

A seguire un intervento di Virginio Villani, componenete dell’esecutivo senigalliese dei Verdi, sull’esigenza di avere un nuovo Piano regolatore generale.

Tre sono le emergenze dell’urbanistica senigalliese. La prima è quella del centro storico, dove i la mancanza di un piano ha prodotto per decenni solo cattiva architettura; ma a questo si sta ovviando, si spera in tempi brevi. La seconda è rappresentata dallo stato delle mura cittadine, che attendono da sempre un piano di recupero che ne fermino il degrado; qui siamo ancora alla fase di proposta e sarà necessario impegnarsi con forza e convinzione. La terza e più importante è quella dell’espansione urbana, dove si è verificato in questi ultimi anni la diffusione di un’edificazione disorganica e disomogenea, spesso anche disordinata, attraverso il ricorso alla prassi delle varianti, dei piani di completamento o e dei piani particolareggiati, che hanno supplito spesso alla inadeguatezza del vecchio PRG. Gli esempi più evidenti sono quelli delle fasce edificate lungo la nazionale, fra la nazionale e la costa, lungo l’Arceviese e lungo la Corinaldese.

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11 aprile 2008

LA VARIANTE ARCEVIESE UN ATTO IN DISCONTINUITA’ CON LA POLITICA URBANISTICA DEL PASSATO

I verdi di Senigallia hanno scelto di tenere una conferenza stampa con sede nella frazione di Borgo Passera poiché questa zona della città rappresenta il luogo ove le scelte fatte negli anni ’80 e ’90 in campo urbanistico hanno prodotto gli effetti che oggi sono sotto gli occhi di tutti: uno sviluppo disordinato, senza un disegno organico, con mancanza di aree di parcheggio, giardini pubblici, viabilità e servizi. (continua…)

4 aprile 2008

VARIANTE ARCEVIESE: UNO STRUMENTO IN DISCONTINUITA’ CON IL PASSATO, RIVOLTO AD UN FUTURO SOSTENIBILE

La Variante Arceviese è senz´altro uno dei più importanti obbiettivi di politica urbanistica, (insieme al Nuovo Regolamento edilizio ed al Piano per il Centro Storico, che dovranno essere affrontati nei prossimi mesi) che questa amministrazione si è data nel programma di questo mandato amministrativo. (continua…)

28 febbraio 2008

Le nostre richieste per il recupero del borgo storico di Scapezzano

 

 

La discussione avviata da qualche anno sul recupero del centro storico di Senigallia con il Piano Cervellati, non può non coinvolgere anche il borgo murato di Scapezzano, la cui storia e il cui destino sono strettamente legati alla città . Quindi anche per un recupero integrale di questo borgo murato sono indispensabili due strumenti urbanistici fondamentali, quali il Piano Particolareggiato del centro Storico e il Piano delle Mura, nell’ambito dei quali inquadrare tutti gli interventi parziali e settoriali che si vorranno fare nel futuro.

 

(continua…)

Qualche riflessione su Palazzo Gherardi, il Piano Cervellati e un certo modo di fare politica

    La proposta attualmente in esame della commissione urbanistica è ne più ne meno il progetto che il prof. Cervellati ha consegnato alla giunta e alla città fin dal 2003, integrato da qualche modifica che, all’approfondimento attuale della pratica, appare non sostanziale. Superate le fasi iniziali di approccio al metodo di analisi si entra ora ad approfondire i temi, ed ecco che la politica irrompe maldestramente dentro una fase che dovrebbe essere ancora di tipo conoscitivo, e lo fa nel peggiore dei modi, prevaricando e non permettendo la discussione. Come si sia arrivati al punto di perdere completamente la rotta rispetto a ciò che, in realtà, é l’oggetto del nostro approfondimento ai più può sfuggire. E’ probabile che il prossimo appuntamento elettorale abbia mosso nelle viscere di qualcuno un improvviso moto compulsivo che lo porta a spostare il campo del confronto su un terreno puramente mediatico. Così mentre i demiurghi del momento credono di farsi belli con la città, il paziente patisce e magari muore.

     

    Una questione di coerenza, Una volta compresa la logica del piano, non si vede come possa stupire la destinazione d’uso prevista del Palazzo Gherardi; tale previsione in limpida coerenza con quanto analogamente previsto in contesti simili, risponde ad uno degli obiettivi dichiarati più volte, sia dalla Giunta,che dal progettista, vale a dire il mantenimento della popolazione che attualmente risiede in centro, o meglio ove possibile, un suo incremento.

    Tale obbiettivo, niente affatto velleitario, va costruito con strumenti adeguati, di cui il Piano particolareggiato non rappresenta che una parte.

    Va inoltre sottolineato come dal punto di vista storico-scientifico il piano presenta una straordinaria linearità complessiva, all’analisi consegue la sua naturale conseguenza, a dei principi ordinatori seguono atti coerenti. Si può chiedere altro ad un piano? Non crediamo. D’altronde la scelta del progettista è stato l’atto strategico principale di questa prima fase, certi risultati erano quindi ampiamente prevedibili. Il prof. Cervellati è forse il miglior urbanista italiano per quanto riguarda i centri storici, ha una sua coerenza scientifica e il piano ne è espressione, attendersi che la proposta risolvesse ogni nostro dubbio circa le questioni aperte nella città sarebbe stato velleitario e avrebbe significato una abdicazione della politica a favore della tecnocrazia.

     

    Una questione di opportunità. Giunti alla conclusione dell’istruttoria della proposta Cervellati occorrerà tirare una linea e intraprendere in coerenza i passi successivi, attraverso un confronto serio tra le forze politiche, la società civile e la città. Tanto maggiore sarà la capacità di vincere la tentazione di cedere a logiche di speculazione politica, tanto migliore sarà il risultato che saremo in grado, responsabilmente, di offrire alla città.

    Le opzioni possibili appaiono in sostanza tre: Investire una parte consistente del prossimo bilancio nella ristrutturazione e messa a norma del palazzo ed attribuire a questo un valore di spazio pubblico con una destinazione da individuare; vendere il palazzo ad un privato con la destinazione d’uso e i vincoli che saranno contenuti nel piano particolareggiato che il consiglio adotterà (quale che sarà),vincolando gli introiti alla realizzazione di uno spazio culturale nuovo nell’area Sacelit-Italcementi (Museo Giacomelli); mettere in piedi una complessa operazione che coinvolga altri soggetti pubblici allo scopo di provvedere alla ristrutturazione dell’immobile, realizzazione di alloggi pubblici vincolati per un certo numero di anni, mantenendo alcuni spazi ad un uso collettivo.

    E’ possibile che oltre a queste si possano costruire ulteriori opportunità, magari con la costituzione di soggetti pubblico-privati, ma basti al momento allo scopo di comprendere quanto poco il futuro del Palazzo Gherardi dipenda dalla proposta oggi sul tavolo della commissione urbanistica e di quanto appaia sterile la polemica messa in piedi da una parte e dall’altra.

    Sulla definizione di tale opportunità saremo presto chiamati ad esprimerci, possibilmente in un confronto serio, sulle cose e non sulle chiacchiere, mantenendo la mente sgombra da pregiudizi

     

    Niente dietrologia per favore. Non si parli di speculazione e di cementificazione, il contesto in cui ci muoviamo, urbanizzato da che esiste la città, richiede un livello di discussione un po’ più alto e meno strumentale. Che il piano del Centro storico si presti a lettura speculativa ci sentiamo di escluderlo a partire dal contesto in cui si colloca, la città murata mal si adatta a valorizzazioni repentine di terreni e immobili. La questione che ci pone la proposta Cervellati è semmai quella del carico antropico che può sostenere una città storica, nell’obbiettivo dichiarato di incentivare la residenzialità del centro si porrà inevitabilmente la questione di conciliare le esigenze dei residenti al contesto storico (e non viceversa). Che si possa vivere il centro replicando gli stili di vita in uso nei quartieri residenziali, specialmente per quanto riguarda la mobilità e i parcheggi, ci sembra al di fuori di ogni logica, non è così da nessuna parte e non potrà essere così a Senigallia.

     

    La fuga in avanti dell’Assessore. Non volendo tralasciare la possibilità di incomprensioni o di qualche gesto di maldestra comunicazione politica, l’articolo apparso sulla stampa ha sortito un effetto infelice sulla discussione in atto, specialmente rispetto a questioni che sono bene al di la di essere mature e tanto meno condivise. Che tale passaggio sia stato inopportuno credo risulti ormai chiaro a tutti, compreso l’assessore Campanile. Va sottolineato semmai come questi passaggi stiano diventando nel tempo sempre più frequenti, a titolo esemplificativo vorrei ricordare le anticipazioni più recenti riguardo alla fondazione Teatro-Rotonda e all’ipotesi di un campo di Pitch & Putt al parco delle saline.

    E’ fuori di di dubbio che tale prassi non giovi all’azione amministrativa e tanto meno al dibattito generale, serve solo ad alimentare sterili polemiche mediatiche che alla fine ci lasciano al punto di prtenza.

    A prescindere dall’azione amministratriva della giunta per quanto coerente con i principii e i programmi condivisi a inizio mandato, è indubbio che ogni questione strategica per il governo della città necessiti di approfondimenti e riflessioni ulteriori, non tanto per la salute della maggioranza, quanto per il bene primario della città.

    Su questo non si può sorvolare e non esistono deleghe di sorta,

     

    Qualche riflessione Riteniamo a questo punto necessario fare qualche riflessione sulle opportunità che si offrono per questo importante pezzo della città storica. Quale che sarà la scelta finale, è importante a questo punto determinare qualche percorso possibile e alcuni obiettivi generali.

    Quello che ci pare prioritario è che venga preservata l’identità storico-culturale della città, che si valorizzi il tessuto delle relazioni sociali, che i processi di trasformazione antepongano sempre l’interesse generale su quello particolare, che ci si possa riconoscere sempre nelle identità dei luoghi, che tutto ciò possa essere fatto nella massima trasparenza ed esercitando al massimo la democrazia e la partecipazione, che si possa in conclusione sentirci tutti e a pieno titolo, cittadini di questa città.

 

 

Gruppo Consiliare Verdi-Senigallia

3 settembre 2006

Mezza Canaja e Urbanistica – Rassegna stampa

Segue il testo di due articoli dal Messaggero di oggi sulla questione urbanistica e sul Mezza Canaja.

Adesso la maggioranza litiga sulla palestra

I Verdi contestano l’elenco delle priorità urbanistiche annunciato dalla Angeloni

Le priorità del sindaco non sono le priorità della maggioranza. Trovato in Gennaro Campanile l’assessore all’Urbanistica, emergono alcune contraddizioni tra ciò che ha detto l’altro giorno Luana Angeloni e ciò che dicono i partiti della maggioranza nel documento nel quale gli stessi vogliono individuare le priorità della politica urbanistica da qui alla fine del mandato. Contraddizioni sottolineate dal capogruppo dei Verdi Alessandro Castriota.

«Il sindaco – dice Castriota – ha definito “priorità” tre interventi che non lo sono affatto, e sono felice che il documento uscito dall’ultima riunione di maggioranza non contengano menzione di quei progetti. Mi riferisco agli interventi all’ex Arena Italia, in via Rodi ed in via Baroccio nella zona dell’ex palestra Nirvana. Si tratta infatti di interventi che non possono precedere l’attuazione del piano Cervellati, unica vera priorità per il centro storico. Intervenire con quei tre importanti piani di recupero prima di dare attuazione al piano complessivo rischia di creare incoerenze». Questo per ciò che concerne il merito.

Ma anche il metodo non è piaciuto a Castriota: «Il sindaco – continua il capogruppo verde – ha citato i tre piani di recupero all’ex Arena Italia, a via Rodi e all’ex Nirvana senza che di essi si fosse mai parlato in nessuna occasione. Sono progetti che neanche si conoscono e che adesso, improvvisamente, diventano priorità».

A rendere politicamente più pesanti le parole di Castriota c’è un’altra considerazione. «Sia il sindaco, sia il documento della maggioranza – dice – parlano dell’urbanizzazione nella zona di via Cellini come ulteriore priorità. Non si entra però nel dettaglio di quella che è la vera priorità: quella di ridurre sensibilmente gli indici di edificabilità. Spero che su questo il sindaco e gli altri partiti siano d’accordo perché per noi Verdi si tratta di una questione dirimente. O si riducono gli indici o usciamo dalla maggioranza».

Il documento della maggioranza, più volte citato da Castriota e diffuso ieri dal coordinatore della coalizione Roberto Nocerino, non parla né dell’ex Arena Italia, né di via Rodi, né dell’ex Nirvana che invece erano stati esplicitamente citati dalla Angeloni. Il documento individua chiaramente la primavera del 2007 come termine entro il quale dovranno essere affrontati a livello istituzionale il piano Cervellati, il piano particolareggiato del porto e la variante dell’Arceviese. «Nel contempo – si legge nel documento – dovrà iniziare la discussione politica sul piano d’area di via Cellini».

Una discussione che, dopo le dichiarazioni di Castriota, esce inevitabilmente dall’ambito dell’urbanistica trasformandosi in un dibattito che potrebbe comportare conseguenze politiche decisive per il futuro dell’attuale maggioranza. Per il neo assessore Gennaro Campanile, definito dal sindaco «giovane animato da passione politica», la strada si annuncia in salita.

Estremisti in piazza, rissa sfiorata

Il “Mezza canaja” occupa gli spazi destinati a una manifestazione di Forza Nuova

Fascisti contro comunisti alla Rotonda a mare. Dopo il Summer jamboree, revival dell’America anni ’50, ecco un altro dèja vu: quello degli show che si svolgevano nelle piazze italiane negli anni ’70. Mai come ieri piazzale della Libertà, lo spazio antistante la Rotonda, ha avuto un nome meno appropriato. La piazza è stata infatti occupata dai giovani del centro sociale “Mezza canaja”, una sessantina circa, che hanno organizzato un sit-in là dove alle 17 era in programma una manifestazione di Forza Nuova, gruppo dell’estrema destra, che intendeva manifestare contro il caro affitti e a favore dei mutui sociali.

Una manifestazione che, come chiaramente si poteva leggere nei volantini che la annunciavano, voleva soprattutto protestare contro l’assegnazione agli extracomunitari di gran parte degli alloggi popolari. «Parole grondanti xenofobia» le ha definite il consigliere dei Verdi Marcello Mariani, presente sul posto. Come lui la pensavano quelli del Mezza canaja che un’ora prima delle 17 hanno occupato la piazza in attesa che arrivassero gli estremisti di destra. Polizia schierata, Digos con gli occhi aperti, carabinieri a supporto e Vigili Urbani appostati agli incroci per impedire il transito agli ignari automobilisti che rischiavano di essere presi tra due fuochi. Non mancavano neanche amministratori e politici locali, a cominciare dall’assessore alle Politiche giovanili, Simone Ceresoni, all’assessore provinciale, Luciano Montesi, Verdi come Mariani.

Preso di mira invece il consigliere di “Liberi per Senigallia” Roberto Paradisi, invitato ad andarsene (le parole non erano esattamente queste) perché «ci prudono le mani» gracchiava il megafono degli occupanti della piazza. «Sono qui per difendere la libertà di manifestare e non Forza Nuova di cui non condivido le battaglie» ha detto Paradisi. Alla fine il clou: i neofascisti sono arrivati. Erano in dodici, undici ragazzi ed una ragazza. La polizia li ha bloccati subito dopo l’uscita del sottopassaggio che porta al piazzale.

Le camionette e le volanti intanto si erano messe di traverso tra le due fazioni per impedire il contatto. Slogan urlati da una parte e dall’altra. Passanti curiosi, bambini con cono gelato in mano compresi, si fermavano a guardare. «Italia agli italiani» urlavano i dodici in maglia nera e con la testa rasata. «Fascista carogna ritorna nella fogna» si rispondeva dall’altra parte. Un unico momento di tensione quando dalla parte dei no-global è partito un accenno di carica, sedato, più che dalle forze dell’ordine, dall’assessore Ceresoni, immolatosi in nome dell’ordine pubblico. Assessore che ha dimostrato tutto il suo ascendente nei confronti dei ragazzi del Mezza canaja che si sono fermati subito. Alla fine i forzanovisti hanno fatto dietro front ma non prima che il loro leader, Marco Gladio, potesse denunciare quello che secondo lui era stato il comportamento della polizia «che – ha detto – ha sciolto una manifestazione autorizzata permettendone un’altra non autorizzata». In serata poi Forza Nuova ha fatto sapere che «per tutelare i propri spazi di libertà politica procederà nei confronti di quelle autorità resesi responsabili di abusi o omissioni».